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2 giugno 2020

La nostra Giornata di Gruppo, simbolo di un nuovo inizio!

Come da tradizione, per il nostro Gruppo, il 2 giugno viene festeggiato tutti insieme, lupetti e lupette, esploratori e guide, novizi e novizie, rover e scolte, capi e genitori, vivendo una giornata ricca di attività, scoperta, avventura!

Il 2 giugno di quest'anno possiamo dire che è stato povero di gioco, abbracci, attività di tecniche scout, ma ricco di emozioni, voglia di rivedersi anche se stando distanti, spiritualità e senso di appartenenza alla comunità.

Abbiamo celebrato tutti insieme la Santa Messa di Gruppo, ospiti dei Salesiani di Borgomanero, insieme a Don Antimo, il nostro instancabile Baloo, e ad un ospite speciale: Don Gigi. Ex Assistente Ecclesiastico di Zona Novara, Capo formatore e scout da una vita.

Riportiamo le sue parole espresse durante l'omelia, affinchè possano dare a tutti noi coraggio, entusiasmo e voglia di tornare a vivere l'avventura sulla pista, il sentiero e la strada.

Il rivedersi è stata anche occasione per annunciare l'autore del distintivo vincitore del concorso a cui tutti i bambini e ragazzi del gruppo hanno partecipato in occasione dei festeggiamenti del 30esmo di Gruppo l'anno prossimo: Leonardo del Clan “La Ghianda”!

E per festeggiare la Nomina a Capo di Lella!

La Comunità Capi


Le parole di Don Gigi

«Sicuramente, è mancato a tutti in questi mesi l'incontro con gli altri! Diversi ragazzi e ragazze mi hanno detto che è mancata loro perfino la scuola! Perchè sono mancati gli amici, la possibilità di fare cose insieme, di fare esperienze nuove, di imparare insieme, di condividere qualcosa di bello, di creare relazioni vere.

A noi scout, poi, è sicuramente mancato lo zaino in spalla, la fatica della strada, l'avventura di una notte in tenda, di una caccia in luoghi sconosciuti. Ci è mancata la gioia dello stare insieme e del condividere: la pasta un po' scotta, la borraccia di acqua ormai calda, il sorriso all'arrivo in cima, le idee e le opinioni degli altri. Ci è mancato il profumo di quel fuoco, che da solo dà gioia ad una giornata. Ci è mancato il fratellino o la sorellina con cui giocare insieme, il piede tenero a cui insegnare una legatura, il Co.Ca. per organizzare l'impresa, il servizio da soli o in comunità. E ora? Potremo ricominciare le nostre attività? Le nostre uscite, i campi? Potremo tornare a fare “vita all'aperto”? Perchè, diciamolo, sarà mica scoutismo quello davanti al computer! Potremo tornare a giocare a roverino o a palla scout? Non lo so! E non è neanche il compito di un'omelia rispondere a questa domanda.

E allora perchè parlarne? Perchè è importante che sappiamo vivere bene anche questo tempo di incertezza, di attesa, di scompaginamento dei nostri kodi di agire e vedere. Perchè in ogni caso dobbiamo “guidare la nostra canoa”, nelle acque agitate e imprevedibili dell'esistenza.

È stato così anche per i cristiani a cui si rivolgeva la II lettera di Pietro. Aspettavano che il Signore glorioso tornasse in fretta, per portarli con lui nella gloria e... niente, ritardava davvero! Anche perchè dopo 2000 anni ancora non è tornato! E allora dobbiamo scoraggiarci? Dobbiamo mollare tutto? Dobbiamo pensare di aver creduto invano? No! Al contrario. L'autore della lettera dice: “attendete e affrettate la venuta del Signore”. Cioè, forza: non state a lamentarvi, non siate spauriti e incerti, ma con coraggio vivete giorno per giorno con coerenza e gioia la vostra fede. Che questo vuol dire: “Il Signore vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”.

Prima di tutto in pace! In pace con gli altri. In pace con Dio. Persone aperte agli altri, quindi, capaci di camminare insieme, di aiutarsi, non solo cui sentieri delle nostre route, ma giorno per giorno e non solo tra di noi. Persone che si accolgono per quello che sono davvero: uomini e donne, creature di Dio. Persone che non fanno distinzioni tra chi viene da un paese e chi da un altro, tra chi è bello e chi è brutto, tra chi è figo e chi è sfigato. Neanche tra chi è scout e chi non lo è. D'altronde “sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout”.

Possiamo allora vivere bene questo tempo strano, valorizzando la nostra capacità di accoglienza, il nostro spirito di servizio, la nostra attenzione agli altri, la nostra voglia di fare “famiglie felice” con tutti. E questo funziona se siamo anche in pace con Dio. Se non dimentichiamo che Gesù solo è la fonte della nostra vita. Il brano evangelico che abbiamo ascoltato non è un trattato sulle relazioni Stato-Chiesa, ma ci ricorda l'assoluta sovranità di Dio. Ci ricorda che tutto viene da lui e che lui va messo sopra ogni cosa. Se così faremo, potremo anche svolgere i nostri doveri di buoni cittadini con coerenza e libertà, “Verso Dio e verso il mio Paese”.

L'invito di Gesù è a liberarci da ogni forma di idolatria. Il vero pericolo per la fede, non è l'incredulità, ma appunto l'idolatria: quando mettiamo cioè altre cose davanti a Dio. Ce lo ricordava qualche anno fa Monsignor Brambilla:

“Questo [l'idolatria] è il vero pericolo della fede: che gli idoli “moderni” o “post-moderni” possano prendere il posto di Dio. Essi ci rendono schiavi con giogo di nuove sottili idolatrie (…): il mito dell'eterna adolescenza, il progresso scientifico ad ogni costo, la morte del prossimo, l'individualismo che ci rende malati, l'avidità che corrompe il rapporto sociale, la separazione di finanza e lavoro/impresa”. Non è un idolo anche quello della sicurezza assoluta a scapito della vita vera?

L'uomo è più di quello che fa. E' più di quello che produce. E' anche più del semplice avere salute e non prendere il coronavirus! Guai se al distanziamento fisico subentra quello sociale e relazionale. Guai se poi diventa anche distanziamento da Dio, tanto posso guardare la messa in streaming... Cosa diventeremo così? Se stiamo distanti l'uno dall'altro è perchè vogliamo rispettare l'altro, non perchè vediamo in lui un nemico da cui difenderci. Guai se pensiamo che scienziati e virologi possano salvare il mondo! Possono dirci cose importanti, ma è solo Dio che salva! Non noi, non le mascherine, che certo dobbiamo usare! “Solo Dio ha in mano i fili del mondo e della storia e le sue mani sono mani buone”. Sì! Noi siamo al centro del suo cuore!

E allora coraggio! “Cammina con lo zaino sulle spalle”. Di più, “canta e cammina” perchè il Signore è smepre con noi. Perchè egli verrà certo alla fine del mondo, ma viene già adesso, qui e ora! E' in mezzo a noi. Egli non è altrove, è qui con noi per condividere le nostre stesse situazioni, quelle di gioia e serenità, ma anche quelle di precarietà e angoscia. Davvero. Egli è qui con noi. Egli cammina con noi. Egli è dentro di noi. Egli mantiene la promessa inclusa nel suo nome: Emmanuele, Dio con noi. Egli è l'amore, che vince ogni male. E questo lo sappiamo bene, perchè camminando e faticando, condividendo e giocando, costruendo e montando campi “abbiamo appreso ciò che il libro non addita, abbiamo appreso che l'Amor è il senso della vita”! Amen.»




 
 

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